Umberto Eco, l’incendio della Sacra e il fumus persecutionis

Credetemi, non ci avevo proprio pensato. Dopo l’incendio notturno alla Sacra di San Michele di qualche giorno fa in Valle di Susa e gli accostamenti con Il nome della rosa, c’è qualcuno che si è avventurato a dire che esiste una malvagia superficialità nel citare «l’anticattolico Umberto Eco».

La malattia dell’innesco

Ormai non esiste argomento in cui alcune creature – in possesso della verità (cattolica) – non trovino, è il caso di dirlo, un fumus persecutionis. Lasciamo perdere il povero Papa Francesco (e le perfidie che quotidianamente gli appioppano per dire che sta portando ad abbeverare in Vaticano i cavalli del relativismo e dell’eresia), ma qui siamo in presenza di una malattia grave. Già c’è da chiedersi dove ci porterà, in Italia, questa campagna elettorale. Figurarsi poi dal punto di vista delle idee. Colpevoli i giornalisti di essersi fermati al Guglielmo di Baskerville interpretato da Sean Connery e di non avere ricordato la Linea Sacra di San Michele, percorso ideale che taglia l’Europa per duemila chilometri collegando sette monasteri dedicati all’arcangelo Michele (vil razza dannata noi giornalisti, d’accordo, ma sempre noi?). Comunque: qualsiasi argomento potrebbe ormai diventare un innesco.

Una gabbia di matti

Torneremo a ragionare? Se si segue questa deriva ideologica non si riuscirà più a discutere di nulla. Dici straniero e c’è chi si mette a urlare, citi Umberto Eco e  subito va all’indice il «romanzo dissacratore», parli di omosessuali e scattano allarmi nucleari. Saranno quattro gatti esagitati, cattolici integralisti, quello che volete: provate a fare un giro tra i social e trovate comunque abbondante documentazione. Se vogliamo tirarci fuori dal pantano in cui spesso il nostro Paese si trova a camminare, dobbiamo smetterla di far divampare incendi. Non siamo più capaci di discutere perché siamo incapaci di relazioni. E chi sbava bile su qualunque argomento (dal Buondì Motta al gender, dai presepi ai preservativi) ne è l’esempio più evidente. Siamo pieni – da qualunque parte – di matti furiosi che pensano di saper discutere. Potremmo impegnarci per disinnescare queste mine anti-uomo partendo dalle piccole cose, servirà?

Post-scriptum

Visto  che si è parlato di Sacra di San Michele, suggerisco – per chi ama il genere – di andare a leggere qualche poesia di Clemente Rebora, che proprio da quegli strabiombi provò a descrivere le “vertigini spirituali”.

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